Caffè e Salute

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Caffè, salute e controindicazioni

Per molti, il caffè non rappresenta una semplice consuetudine, ma un momento di profondo piacere; per questo motivo, quando i medici lo impongono, è così difficile rinunciare all’amata tazzina.tazzina-di-caffe_h_partb

Molte culture hanno dato una particolare importanza ai cibi e alle bevande che contengono caffeina. La caffeina è uno degli ingredienti più studiati, ma le ricerche scientifiche non hanno chiarito in modo esauriente tutto ciò che noi dovremmo sapere.

La dose sicura di caffeina in una dieta giornaliera è di 300 mg (la stessa contenuta, grosso modo, in tre tazzine di caffè espresso o in 6 tazze di tè).
Tale limite può essere raggiunto anche ingerendo 10 lattine di coca cola, 8 tazze di cioccolata calda o 400 grammi di cioccolato extrafondente.

L’assunzione del caffè non è indicata a persone ipertese o che soffrono di sindrome del colon irritabile: nel primo caso può favorire l’insorgere di tachicardia sinusale, cardiopalmo, oppure insonnia; nel secondo caso potrebbe irritare l’intestino.
Per anni i medici ci hanno avvertiti circa gli effetti negativi del consumo di caffè.

A DOSI MODERATE (4mg/kg al giorno) AD ALTE DOSI* (> = 10mg/kg al giorno)
Stimola la secrezione gastrica, salivare e biliare; ha quindi un effetto blandamente digestivo. Specie se presa a digiuno, può causare,esofagite bruciori ed acidità di stomaco.
A piccole dosi rallenta la frequenza cardiaca, provoca dilatazione coronarica e broncodilatazione; può migliorare condizioni allergiche ed asmatiche. Può causare tachicardia, ipertensione e aritmie.
Migliora l’attività psicomotoria, prestazioni atletiche l’umore e la resistenza al sonno e alla fatica. Ha effetto ansiogeno e provoca tremori, insonnia ed eccitabilità.
Utile coadiuvante nella terapia dell’obesità (effetto anoressizzante e termogeno); blande proprietà diuretiche. Riducendo l’assorbimento di calcio e ferro, favorisce la comparsa di osteoporosi e quadri anemici.

Malattie cardiovascolari

Per molte decadi la caffeina ha destato interesse nella ricerca sulle malattie cardiovascolari, perché la si riteneva in relazione con dislipidemie e alterazione della pressione, aritmie e altri danni della funzionalità cardiaca. Tuttavia, un consumo moderato di caffeina non è normalmente associato a un aumento del rischio di malattie cardiache in assenza di problemi medici, risulta difficile escludere completamente questa relazione in caso di un consumo elevato. Un alto consumo di caffeina è di solito legato a un consumo eccessivo di caffé, che in altre occasioni va associato ad altri fattori che influiscono sulla possibilità di sviluppare questa malattia – come, per esempio, il fumo, l’inattività fisica, il consumo di grassi saturi o l’abuso di alcool.
Pressione sanguigna
Sebbene per molte decadi si sia ritenuto che il consumo di caffeina aumentasse la pressione sanguigna, gli ultimi studi clinici e di laboratorio hanno fallito nel dimostrare che livelli di consumo normali diano questo effetto. Nonostante i risultati contraddittori, è stato osservato un aumento della pressione sanguigna con maggior frequenza nelle persone non abituate alla caffeina, nei soggetti giovani e dopo un’assunzione eccessiva di caffeina. In assenza di dati scientifici definitivi, si raccomanda un consumo moderato nelle persone che soffrono di ipertensione.3

Colesterolo nel sangue

Vari studi, realizzati principalmente nei paesi Scandinavi, suggeriscono che il caffé possa aumentare il livello di colesterolo totale e di colesterolo-LDL (il colesterolo cattivo), uno dei fattori di rischio conosciuti per le malattie cardiache. Sembra che questo effetto sia limitato al caffé non filtrato (il caffé filtrato, espresso o solubile non aumenta il colesterolo del sangue) e non è in relazione con la caffeina. Questo effetto sembra, invece, dovuto ad alcuni componenti del caffé chiamati di terpeni, che sono presenti in quantità elevate in alcune varietà di chicchi di caffé, che però vengono rimossi attraverso la filtrazione.

Cardiopatia coronarica

L’indice con cui si stabilisce un legame tra consumatori abituali di caffé a lungo termine e il rischio di Cardiopatia coronaria (CHD, Coronary Heart Disease) non dimostra che un consumo moderato di caffé rappresenti un rischio. Un ampio studio prospettico di coorte pubblicato nel 2006,4 che ha coinvolto più di 120.000 americani per un periodo che va da 14 a 20 anni, non ha apportato nessuna evidenza scientifica che il caffé o il consumo in generale di caffeina aumenti il rischio di CHD, anche tra grandi bevitori di caffé (da 6 tazze in su). Tuttavia, due recenti studi indicano che il consumo di caffé può provocare infarto del miocardio non fatale in alcuni soggetti: consumatori occasionali di caffé (1 tazza o meno di caffé al giorno), persone con tre o più fattori di rischio per CHD e persone che metabolizzano la caffeina lentamente. Vari studi dimostrano che le persone che bevono caffé in modo moderato presentano un minor rischio di cardiopatia coronaria, probabilmente dovuto agli antiossidanti presenti nel caffé.5
Non è provato che ci sia una relazione tra la caffeina e le aritmie, una condizione in cui il battito del cuore è irregolare e accelerato.

Cancro

Non esiste alcuna prova che il consumo di caffé rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo del cancro nell’uomo, e questa opinione è supportata dal Fondo Mondiale di Ricerca sul Cancro (World Cancer Research Fund) che ha dichiarato in un esaustivo articolo che “La maggior parte delle evidenze scientifiche suggerisce che il consumo abituale di caffé e tè non ha nessuna relazione significativa con qualunque tipo di cancro”. Anche se alcune ricerche recenti segnalano che il consumo di caffé può proteggere da alcuni tipi di cancro, come il cancro del colon-retto e del fegato, ma si sta ancora studiando l’effetto.

Altri potenziali benefici per la salute

È possibile che il caffé abbia un effetto protettivo contro il diabete di tipo 2, il Parkinson e patologie epatiche (cirrosi e carcinoma epatocellulre).
Ci sono sempre più evidenze che suggeriscono che il consumo di caffé possa essere protettivo contro lo sviluppo del diabete tipo 2. Come in molte aree di ricerca, il meccanismo esatto di questo apparente effetto protettivo deve ancora essere chiarito. Il più probabile sembra essere che le altre sostanze presenti nel caffé, oltre alla caffeina, siano responsabili di questo effetto che è stato osservato sia nei prodotti con caffeina sia decaffeinati.
Vi sono inoltre sempre più recenti evidenze che il consumo di caffé possa contribuire a mantenere le funzioni cognitive durante l’invecchiamento.
Questi vantaggi a lungo termine possono essere vincolati alla caffeina e ai flavonoidi del caffé, entrambi antiossidanti, comunque questo dato deve essere ancora confermato.